Massimiliano Damerini
TIME MACHINE
da un’idea di Loredana D’Anghera
Testo di Vittorio Caratozzolo
Prima esecuzione assoluta: Lunedi 30 Aprile 2012 ore 21
Auditorium S.Carlo - Albenga (SV)
voce: Loredana D'Anghera - Al pianoforte: Massimiliano Damerini

Un nuovo progetto compositivo

Time Machine nasce nella primavera del 2011 da una collaborazione tra la cantante Loredana D'Anghera e il pianista-compositore Massimiliano Damerini.
Loredana D'Anghera, cantante jazz che viene dal classico, desiderava collaborare con un compositore che ne mettesse in evidenza la doppia tecnica vocale, attraverso uno o più brani di stile diverso e contrastante. L'idea innovativa di Time Machine è l'esperimento di un estremo virtuosismo non solo vocale (passare da un'epoca, uno stile, un genere musicale all'altro) ma anche compositivo (è un esempio estremamente elaborato di "falso d'autore"), e librettistico (il "falso d'autore" riguarda anche la scelta dei testi).
Massimiliano Damerini ha "inventato" un percorso (assolutamente non cronologico) nel quale gli interpreti passano, senza soluzione di continuità, da un falso d'autore all'altro.
Per la realizzazione di questa impresa occorreva un "librettista operistico" con la cultura necessaria per imitare i vari stili nelle loro proprie lingue. Vittorio Caratozzolo, che nella vita è un insegnante di lettere, è un vero e proprio letterato con la passione per il falso d'autore.
Tra i suoi lavori più significativi spicca un Processo a Don Giovanni (Guida, Napoli, 2009), che mescola insieme i più famosi "Don Giovanni" letterari, ma soprattutto destruttura e ricostruisce in un plot processuale la trama e le voci dell'opera mozartiana.
Per Time Machine Caratozzolo ha elaborato (in sette lingue) questo percorso drammaturgico: la protagonista, offesa per il mancato appuntamento con il suo "amato" (il pianista), si sfoga irosamente con un recitar cantando alla Monteverdi su un testo finto Ariosto,
e poi in un'aria mozartiana. Persa la speranza, diventa Mina con una canzone che potrebbe essere di Lucio Battisti. La sua passione si riaccende poi grazie a un passaggio ironico quasi come la "Sequenza per voce femminile" di Luciano Berio. La pace armoniosa ritorna,
siamo in piena Cantata profana di Bach.
Altro notevole shock, e ci ritroviamo a Buenos Aires: il clavicembalo di Bach diventa il bandoneon di Piazzolla, dando luogo a un un tango violento cantato da un'immaginaria Milva. Dall'Argentina assolata ci trasferiamo d'incanto a Parigi.
Pochi accordi raffinati, e siamo a Debussy. Da Parigi a Hollywood dove una sorta di Henry Mancini propone un Love Song, poi a San Pietroburgo dove incontriamo un eventuale Rachmaninov sulla cui musica si declama l'eternità delle anime innamorate, poi a Rio, con una sussurrata Bossa Nova. Ora l'amore diviene idealizzato e sublimato con una musica vicina a Mahler e il testo di un possibile Nietsche.
Ma tutti questi jet lag musicali e letterari fanno impazzire completamente la cantante, che nel delirio mescola insieme tutti i frammenti, in un melting-pot della follia. Il pianista tenta di starle al passo, ma arranca e arriva sempre con leggero ritardo... Infine la citazione del falso Mahler riporta tutto sulla retta via.
Il finale è costruito a sorpresa e i due trovano la sintonia su un travolgente Valzer:
dopo Mahler restiamo a Vienna, ma nella Vienna di Johann Strauss.
Time Machine ha una durata di 47 minuti.

 

Intervista effettuata da Raitre